Ricordo che quando ho parlato per la prima volta ai miei genitori di Raoul erano piuttosto increduli e spaventati. Tutto si aspettavano da me tranne che un giorno, all'improvviso, potessi chiedergli di ospitare per 15 giorni uno sconosciuto che, secondo loro, neanche io avevo mai visto.
Quando infatti ho incontrato Raoul per la prima volta, nelle quattro giornate descritte qui e qui, ovviamente non avevo detto niente a nessuno, sapendo che mi avrebbero impedito di incontrare da sola un tizio conosciuto su internet.
I miei, come prima risposta, si misero a ridere, convinti che fosse uno dei miei soliti scherzi. Feci molta fatica a convincerli che parlavo seriamente. Mio padre mi ripeteva in continuazione che quella tra me e Raoul era una storia finita prima di iniziare e che le relazioni a distanza hanno vita breve. Questo avrei detto anche io, se solo in cuor mio non fossi stata certa che quel ragazzo che avevo visto quattro volte in tutto, ma con cui avevo parlato per mesi, era l'uomo della mia vita. Così iniziai la mia lunga e logorante opera di convincimento, cercando di far capire ai miei che potevano continuare a fidarsi di me, come avevano sempre fatto prima di questa pazzia, come la definivano loro.
Alla fine Raoul è stato da me anche più tempo del previsto, e quando è andato via non sono stata l'unica della famiglia a piangere copiosamente. Ma nonostante questo in pochi ancora credevano nella nostra storia. Tutti si preoccupavano per me, pensando che di lì a poco mi avrebbe spezzato il cuore in mille pezzi, tutti a dirmi di stare attenta perché, lo sai, i ragazzi sono fatti così.
Ma così non è stato, per fortuna. E quando Raoul ha deciso di trasferirsi a Roma per stare con me, improvvisamente, tutti hanno capito che la relazione non era seria, ma serissima.
Mio padre, che era stato il primo a denigrare la nostra storia, per giorni ha saltellato per casa dicendo "Valentina è innamorata, Valentina è innamorata. Ahahah". Veniva in camera mia e mi chiedeva "Ma che davéro?", e io "Davéro davéro, pà". Si è prodigato per trovargli una degna sistemazione (...) e ora, probabilmente, gli vuole bene più che a me.
Stesso discorso per mia madre e per la mia nonnina che lo adora perché lui è l'unico in grado di ascoltare i suoi racconti sulla guerra per ore e ore. E mia sorella, approfittando del fatto che è anche un ingegnere saputello, lo sfrutta per ogni compito possibile.
Quanto a me, beh... neanche a dirlo, io lo amo più che mai.
No, niente,tutto questo discorso per dire che: ho trascorso la mattinata a letto, ho un raffreddore pazzesco, mal di testa, mal di stomaco, mal di gola, mal di ossa, forse ho pure la febbre, barlo gozì ghe non zi gabisce niente, devo preparare 10 esami da dare entro marzo, Raoul è a lezione circondato da figone poppute... ma mi ha appena fatto uno squillo e, non so perché, mi sento la donna più felice della terra.